Cazzate

Juan Manuel Iturbe.

Juan Manuel Iturbe Sélapiglio Melapérdos (Buenos Aires, 4 giugno 1993) è un calciatore paraguaiano di ruolo attaccante, anche se è nato in Argentina e non segna nemmeno quando il portiere avversario è già sotto la doccia.

Il calciatore è dotato di grande dinamismo e… possiede anche… boh, qualcos’altro, ma il suo punto di forza è sicuramente il dribbling ubriacante, almeno per se stesso. In una sua tipica giocata parte a testa bassa e salta come birilli tre o quattro avversari, poi si ricorda che la cosa andrebbe fatta con la palla tra i piedi e ci resta malissimo. È stato paragonato dalla stampa argentina al mitico Eliseo Prado quando quest’ultimo era in agonia in ospedale.

Iturbe si dà fuoco dopo l’ennesima sostituzione.
Con un’altezza di 172 cm se mette il tacco 12 e un peso di 68 kg, è considerato dagli esperti una valida alternativa alla bandierina del calcio d’angolo. Eccelle comunque nei colpi di testa, soprattutto quando si schianta a tutta velocità con l’auto e allontanandosi senza permesso dai ritiri.

Persona molto schiva e riservata, Iturbe non ha mai spiegato i motivi che lo hanno spinto ad intraprendere una professione per la quale è palesemente negato, alimentando in tal modo le malelingue che parlano di: “soldi, donne e poca voglia di studiare“, cose che però lo accomunerebbero ad un vero calciatore.

- Giornalista sportivo:Mister, con l’arrivo di Iturbe il Torino cambierà qualcosa nell’assetto tattico?
- Siniša Mihajlović:Chi diavolo è Iturbe? Ora basta, la società deve smetterla di acquistare giocatori a mia insaputa. Ora mi sentiranno, ah se mi sentiranno!
- Giornalista sportivo:No mister, l’avete preso in prestito dalla Roma, è un attaccante.
- Siniša Mihajlović:Ah ma quel bassotto che è arrivato da Roma non è l’aiuto massaggiatore che avevo chiesto?

 

Gli inizi.

Nato a Buenos Aires, cresce nelle giovanili del MEO (Metalmeccanici in Esubero Occupazionale), squadra composta da ex operai di un’acciaieria. Il talento di Manuel rischia però di offuscare quello di un altro ragazzo, Lionel Messi, un pupillo del direttore dell’azienda. Per questo motivo suo padre viene trasferito presso la sede in Paraguay e Juan inizia a giocare col Cerro Porteño.

L’allenatore del club, Pedro Troglio, lo fa debuttare in Primera División il 28 giugno 2009, a 16 anni appena compiuti. Troglio ha un passato da calciatore nella S.S. Lazio e questo la dice lunga sulla sua competenza in fatto di calcio e propensione a collezionare figuracce.

Nel 2010 Manuel rifiuta di firmare un nuovo contratto col club, torna in Argentina e si allenara con la Under-20 della nazionale. A questo punto molti sentono puzza di nepotismo, ma il fatto che suo padre conosca l’ex campione Omar Sívori probabilmente non c’entra nulla.

Tra le federazioni calcistiche dei due paesi scoppia quasi un caso diplomatico, poi fortunatamente prevale il buon senso: se lo giocano a rubamazzo e chi perde se lo tiene. La sfortuna a volte indugia nell’accanimento: non bastavano Maradona drogato e la crisi dei Tango Bond, all’Argentina tocca pure Iturbe.

Il 2 agosto 2010 passa in prestito agli argentini del Quilmes, neo-promosso in Primera División, collezionando ben zero presenze e meno di un gol. Il 15 febbraio 2011 lo rispediscono al mittente, accompagnato da un telegramma che ne spiega il motivo: “TENETEVELO stop“.

Tornato al Cerro Porteño, debutta tre giorni dopo in Copa Libertadores contro i cileni del Colo-Colo, mettendo a segno una doppietta. La dirigenza sfrutta l’incredibile evento per disfarsi di lui. Certe fortune capitano una sola volta nella vita. Usando i soldi previsti per la campagna acquisti, il presidente corrompe i maggiori quotidiani sportivi del Sudamerica e Iturbe viene osannato come il nuovo Batistuta, risultando addirittura alto come lui.

Ci cascano i portoghesi del Porto, che lo acquistano per 4 milioni di euro. L’arrivo del nanerottolo sconcerta però i vertici del club, che si affrettano a chiamare quelli del Cerro Porteño: “L’altro pezzo quando ce lo mandate?“. L’inganno è confermato dal rendimento in campo, tanto che Iturbe segna un solo gol in un anno e mezzo, giocando nel Porto II. Per gonfiare il suo curriculum viene dato in prestito al River Plate. La speranza di rifarci i soldi è davvero esigua.

 

L’arrivo in Italia.

L’unico motivo plausibile che possa spiegare il suo passaggio alla Roma.
Il 2 settembre 2013 viene dato in prestito al Verona, che lo riscatta a fine campionato per 15 milioni di euro. Quella che sembra una delle più assurde cazzate nella storia del calciomercato, degna del Moratti al massimo della forma, si rivela invece l’affare del secolo. Un mese dopo viene infatti girato alla Roma per 22 milioni di euro, 2,5 di bonus e 1,6 di commissioni. Il secondo acquisto più oneroso nella storia giallorossa dopo Batistuta.

Mentre i tifosi della Roma festeggiano il suo arrivo in aeroporto mangiando un pezzo di pizza con la mortadella e brindando con la Fanta, i dirigenti di Porto e Verona si ritrovano assieme alle Seychelles per godersi trenta giorni di orgie con escort di lusso e champagne a fiumi.

Iturbe ottiene la gloriosa maglia numero 7, quella appartenuta a Bruno Conti, l’unica della sua misura. Ben presto però i nodi vengono al pettine.

Nella stagione 2014-2015 Rudi Garcia lo considera un’alternativa a Gervinho, che è già un’alternativa al nulla cosmico. In quella seguente la stima del tecnico nei suoi confronti viene meno, tanto che gli preferisce in alternativa:

- il giovane Florenzi, anche se ha la febbre
- il vecchio Ibarbo, spostato a destra e con la sciatica
- il decrepito Maicon, spostato in avanti e con la bombola di ossigeno
- il difensore greco Torosidīs, spostato in campo dalla tribuna.

A gennaio 2016 viene dato in prestito al Bournemouth, con un diritto di riscatto fissato a 22 milioni di euro, cifra che dovrà pagare la Roma per non riaverlo indietro. Purtroppo i giallorossi restano fuori dalla Champions League, vengono quindi a mancare gli introiti ad essa connessi e i capitolini se lo ritrovano ancora sul groppone.

Nella stagione 2016-2017 Luciano Spalletti, nuovo tecnico del club, sembra comunque tenerlo in considerazione. Da buon toscano è convinto che nella botte piccola ci sia il vino buono, quando tutti sanno che c’è semplicemente poco vino. Alla quinta presenza in campo sono chiare tre cose:

- piuttosto che far giocare Iturbe è meglio schierare Totti con i piedi legati, oppure sua moglie
- sui 25 milioni spesi per lui ci si può tranquillamente mettere una pietra sopra
- dopo i bidoni Andrade e Renato, la regola del non c’è due senza tre è matematicamente confermata.

Il 4 gennaio 2017 viene ceduto in prestito al Torino Football Club, con diritto di riscatto (a titolo definitivo) di 25 milioni di lats lettoni. Sull’operazione c’è stata comunque la massima segretezza e infatti, quando scende in campo, i tifosi granata sono convinti che sia Iago Falque dopo che ha passato una brutta nottata. Nel frattempo la Roma si prepara all’inevitabile. Oramai Iturbe si è bruciato in due continenti, la speranza è quella di piazzarlo in Arabia Saudita spacciandolo come l’erede di Batistuta. Chissà, ha già funzionato un paio di volte…

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