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Badde lontana.

Sutta su chelu de fizu meu
como si cantat finzat tres dies.
Badde lontana, badde Larentu
solu deo piango pensende a tie.

 

Queste sono le prime strofe di una canzone che fa parte ormai da tanto tempo della musica tradizionale sarda, tratte da un fatto realmente accaduto.

Era il 21 marzo 1957 e a San Lorenzo, una frazione di Osilo, un piccolo paese di 3.000 abitanti nella provincia di Sassari, i coniugi Pisano stavano come ogni giorno lavorando nel loro mulino.

Dovete sapere che allora in tutto il paese c’erano 36 mulini e molti degli abitanti erano ovviamente mugnai oltre che contadini.

Quel giorno, il marito si stava occupando della campagna, mentre la moglie stava lavando i panni nel torrente vicino, e nel mulino-casa era rimasto a dormire nella culla il piccolo Pietro.

All’improvviso una frana si staccò dalla montagna. Un grosso masso scivolò giù per la valle finendo sopra il mulino, sfondò il tetto e il solaio e finì sul piccolo Pietro schiacciandolo nella sua culla dove morì sul colpo.

Pietro aveva solo 10 mesi.

La madre corse immediatamente al mulino richiamata dal forte boato provocato dalla frana dove constatò la tragedia.

In tutta la valle si sentirono solo le urla di dolore e il forte strazio di questa donna a cui era appena stato strappato via alla vita il suo bambino.

Dieci anni dopo, il 10 di agosto del 1967, durante la tradizionale festa di San Lorenzo, Antonio Strinna, uno scrittore originario di quelle parti, ripensò a quel fatto e si mise a cercare tra la gente in festa quella donna per poterle parlare, ma ovviamente non era presente. Allora immaginò che fosse lì, e una sera di qualche tempo dopo scrisse le parole che verranno poi musicate da Antonio Costa e cantate da vari artisti non solo isolani.

Il soggetto principale è proprio lei, questa donna a cui il tempo non ha lenito il dolore ma che forse ha imparato a perdonare, perché con il perdono potesse finalmente trovare la pace.

Sutta su chelu de fizu meu / Sotto il cielo di mio figlio
como si cantat finzat tres dies. / adesso si canta per tre giorni.
Badde lontana, badde Larentu / Valle lontana, valle di San Lorenzo
solu deo piango pensende a tie. / solo io piango pensando a te.

Mortu mi l’hasa chena piedade / Me l’hai ucciso senza pietà
cun d’una rocca furada a Deu: / con una roccia rubata a Dio:
badde lontana, badde Larentu / valle lontana, valle di San Lorenzo
comente fatto a ti perdonare? / come faccio a perdonarti?

Zente allegra e bella festa, / Gente allegra e bella festa,
poètes in donzi domo. / poeti in ogni casa.
Cherzo pregare, cherzo cantare / Voglio pregare, voglio cantare
ma no m’ascurtada su coro meu. / ma non mi ascolta il cuore mio.

Dami sa manu, santu Larentu / Dammi la mano, san Lorenzo
deo so gherrende intro a mie. / io sto combattendo dentro di me.
Dami sa manu, mi so perdende, / Dammi la mano, mi sto perdendo
faghemi isperare umpare a tie. / fammi sperare insieme a te.

 

Una canzone di dolore ma anche preghiera allo stesso tempo, come le parole suggeriscono.

 

Al giorno d’oggi non si sa se i coniugi Pisano siano ancora vivi o no, e se lo sono avranno sicuramente più di 80 anni. Ma nonostante il tempo passato, in quel luogo c’è sempre un masso che schiaccia il cuore di una donna, mentre da lassù una piccola mano le da la forza di allontanarlo in attesa di rivederla.

 

Per poter poi stare tutti insieme lì, nella valle di San Lorenzo.

 

Aggiornamento: questa è la canzone originale cantata dai Bertas

6 thoughts on “Badde lontana.”

  1. L’ho ascoltata, che bella!
    Anche la voce del cantante contribuisce a dare pathos a questo pezzo.
    Come sempre in questo tipo di cantato ,c’è un che di struggente , ma anche di rassegnato …
    Come sapendo che al destino non si può opporre resistenza…
    Grazie , Adriano!

    Mi piace

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