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L’infermiera.

Sono nato giovedì 4 febbraio 1982 alle 8.30 del mattino. Pesavo 3,7 kg ed ero lungo 51 cm. L’espressione “stare in mezzo come il giovedì” l’hanno creata apposta per me, e comunque ho la giustificazione.

Mia madre mi ha raccontato che in camera con lei c’era un’altra donna che due giorni prima aveva dato alla luce due gemelle e che durante i giorni di permanenza in ospedale hanno fatto una bella amicizia. Poi purtroppo si sono perse di vista e da allora non si è saputo più nulla né di lei né delle piccole.

Ma ha anche raccontato che io ero diventato come una sorta di “idolo” di una infermiera presente nel reparto in quanto, a detta sua, era come se l’ascoltassi quando lei mi parlava.

Signora, qui di bambini ce ne sono tanti, ma suo figlio è incredibile. Lo parlo ed è come se mi ascoltasse guardandomi in silenzio. È un amore.

Appena nato e già ascoltavo gli altri. Quando si dice il destino…

Quando venne il momento delle dimissioni lei si rattristò perché si era affezionata a me. Purtroppo mia madre non poté chiederle come si chiamava, anche perché non ci aveva mai pensato a farlo, ma ogni volta che ricorda quei momenti pensa sempre a lei.

Anch’io a volte ci penso, e nonostante non abbia la minima idea di chi fosse, vorrei dirle grazie sia per avermi accudito con amore nei miei primi momenti che essere stata per qualche giorno come una seconda madre lì in ospedale.

 

Chissà di incontrarci un giorno.

23 thoughts on “L’infermiera.”

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